Moda

Eleganza contro l’omologazione, lo stile comeatto di resistenza: intervista aCristiano Ferragatti

Sapersi vestire bene, essere eleganti e non solo presentabili, vale a dire rappresentare la massima qualità d’un carattere interiore e soggettivo nel massimo valore dell’apparire.

L’abito, che non per forza fa il monaco, è però il tratto distintivo d’una personalità e del proprio carattere.

Dunque non stupisce per niente che nell’epoca del consumismo e dell’omologazione forzosa e della perdita di valori, tutti vadano vestiti uguali e che nessuno sia più realmente elegante.

Sia chiaro che per eleganza non si intende per forza vestire un cappotto da qualche decina di migliaia di euro, così come per essere gentili non è necessario vendere i propri beni e dar il ricavato in beneficenza… basta poco.

Basta una misura, una coscienza del gesto, una fedeltà silenziosa a ciò che si è; perché l’eleganza è l’atteggiamento bonario dell’uomo nella sua dimostrazione, è la grazia con cui egli si concede allo sguardo altrui senza mai svilirsi né eccedere. È una disciplina dello spirito che si traduce in forma, una sorta di pudore attivo che rifugge tanto l’ostentazione quanto la trascuratezza.

Insomma, un’anima gentile sarà sicuramente anche elegante -benché l’inverso non sia per niente assicurato- ma soprattutto apparirà come ciò che è; forma e carattere, e senza carattere proprio nessuna forma propria.

Ed è per questo che nell’omologazione culturale, nell’appiattimento emotivo tipico della civiltà del consumo, si inciampa più che frequentemente nelle masse miserabili di gente che non avendo nessun tratto distintivo interiore, son vestite tutte allo stesso modo.
A cavalcar la crisi è l’industria del fast fashion, ma di cui -per eleganza- è meglio non parlare, non sia mai che si sporchi anche il foglio!

È piacevole invece notarare chi ha colto i primi sintomi di questa epidemia ed ha scelto di andare controcorrente, di lottare, di essere sè stesso, di far dell’eleganza e dello stile un verbo da diffondere.

È un giovane abruzzese, Cristiano Ferragatti, che ormai da anni è attivo sui social come divulgatore della propria ed altrui attività sartoriale riuscendo ad accumulare più di 60.000 seguaci. Cristiano si è reso disponibile per qualche domanda.

Da cosa nasce la passione per la moda?
Penso di non averci mai pensato prima d’adesso… è stato spontaneo, ma è certo che se dovessi riscoprire il primo momento in cui ho sentito battere forte il cuore toccando un pezzo di stoffa dovrei risalire a molti anni fa.
Ero capitato in una drapperia per dei bottoni e la signora alla cassa mi iniziò a mostrare dei tessuti, erano di scarso pregio, erano delle cimose, la parte finale del tessuto con su scritto il nome della casa che le produce.
In quel momento ho sognato il mio cognome stampato lì sopra. Ho sviluppato e ampliato piano piano, con i mesi, le mie conoscenze sartoriali e quindi la mia idea di moda.

Qual è la sua idea di moda?
È il rispetto e la cultura del prodotto, è un’idea piuttosto tradizionalista ma con uno sguardo al futuro. È l’eleganza che non annoia.

Ad oggi, vista la sua attività sui social, si sente più divulgatore di moda o stilista?
Credo che il lavoro di divulgazione sulla lavorazione, sulla filatura, sul valore dei tessuti sia parte integrante del progetto di maturazione e crescita della mia casa di modo. Un modo per far conoscere, soprattutto ai giovani, ai miei coetanei, il lavoro che amo, quello del sarto, troppo spesso sottovalutato, ma vede, credo che sia tutto lì: per saper realizzare un vestito, bisogna saperlo cucire, e per saper comprendere il valore d’un abito, bisogna conoscere i processi di lavorazione del suo tessuto.
È per questo che coordino queste due attività, di artigiano, sarto artista, a quella di divulgatore.

Da chi prende ispirazione Ferragatti?
La più grande ispirazione proviene dalla mia terra: ho un forte legame emotivo con Pescara ed in particolare con l’Abruzzo, con il suo mare e le sue montagne che mi servono per l’appunto come ispirazione per colori e forme. Molti vestiti che ho già realizzato sono figli di questo legame.

Come vede Ferragatti tra qualche anno?

Avrò portato in alto la mia idea di moda, che consiste in eleganza e contegno, tradizione ma con l’aggiunta d’uno spiraglio per l’innovazione e l’estro.

Ma una cosa è certa, non avrò sicuramente tradito ciò che mi porto addosso io, ciò che si porta addosso la mia casa di moda, un cognome, Ferragatti, ovvero tutta la mia famiglia insieme con i valori che essa stessa mi ha insegnato.