Alla scoperta del Festival culturale dei Borghi rurali della Laga.

“Siamo il festival più lungo d’Europa!”

ABRUZZO. Al confine tra Marche, Lazio ed Abruzzo, più precisamente tra le province di Ascoli Piceno, Rieti, Teramo e L’Aquila, la lunga catena montuosa dei Monti della Laga collega la valle del fiume Tronto con quella del fiume Vomano, interponendosi tra il massiccio dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso. Un territorio che conserva la sua attrattività, nonostante le laceranti ferite inferte dallo sciame sismico del 2016. L’associazione Borghi e sentieri della Laga, presieduta da Roberto Gualandri, ha deciso di prendersene cura. Il suo festival itinerante, con il passare degli anni, ha acquisito notorietà e prestigio. 

Presidente, ci parli della sua associazione.

“Sono accompagnatore escursionistico. Il fine settimana, da Roma, luogo in cui vivo e lavoro, portavo i gruppi in escursione, in mezzo alla natura. I Monti della Laga erano le nostre mete preferite, perché è un ambiente particolare: ci sono cascate, boschi estesi, vette imponenti. Dopo l’agosto di dieci anni fa, però, è cambiato tutto. Abbiamo intrapreso un percorso di rivalutazione culturale. Andando lì da molto tempo, conoscevamo bene il territorio e i suoi abitanti, è maturata una rete di relazioni umane”.

Come avete iniziato?

“Dopo il terremoto, c’è stato un lungo periodo di zona rossa: quell’area era inaccessibile. Poi, c’è stato il Covid. Nel 2021, abbiamo ricominciato a frequentare il territorio con assiduità. Siamo partiti da Cortino, che ha venti frazioni. L’idea del festival ha preso corpo. Abbiamo chiesto ai locali di tirare fuori, in una giornata, quella che è la vocazione del singolo paese. Ne è venuta fuori una cosa particolare. Ci sono tutti gli antichi mestieri: le attività dei pastori, e quindi tutto il discorso della transumanza, i boscaioli, gli scalpellini. La manifestazione è stata successivamente allargata prima a tutto il versante teramano, e dopo all’intera catena montuosa. Riunendo tutte le comunità. Il nostro è puro volontariato”.

Quali sono i comuni che aderiscono all’iniziativa?

“È un territorio vastissimo. Nel rietino abbiamo Amatrice, Accumuli e Cittareale; nell’aquilano, Montereale, Capitignano e Campotosto; nel teramano, Campli, Civitella del Tronto, Cortino, Crognaleto, Fano Adriano, Montorio al Vomano, Roseto degli Abruzzi, Torricella Sicura, Rocca Santa Maria e Valle Castellana; nell’ascolano, Arquata del Tronto, Acquasanta Terme e Folignano. Ci sono anche Teramo, L’Aquila ed Ascoli Piceno. Volevamo ricreare una connessione storica, che c’è sempre stata, tra la città e la montagna. Da dove, in passato, si partiva a piedi per vendere i vari prodotti: legna, formaggio, castagne”.

Quali sono gli scopi principali del festival?

“Combattere lo spopolamento, rigenerando il territorio dal punto di vista sociale e culturale. In ogni borgo, ci sono gruppi di dieci, venti case. Dove abitano nuclei familiari, ma anche una o due persone. Chi è rimasto lì, ha fatto davvero una grande scommessa su quelle terre, non vedendosi da queste disgiunti. Nonostante le grandi difficoltà quotidiane, come le nevicate che bloccano le strade. Questa è “restanza” allo stato puro! Il valore storico, ambientale, architettonico è indiscutibile. Sono tutti borghi di epoca longobarda, costruiti con le pietre lavorate a mano, gli orizzontamenti in legno. Ci sembra giusto portarli a conoscenza con questo festival”.

In questo momento siete in piena attività…

“L’11 aprile abbiamo fatto la cerimonia d’apertura della quinta edizione a L’Aquila, dato che quest’anno è Capitale italiana della Cultura. Cinquantadue eventi nei vari borghi, da qui a Natale. Dura tutto l’anno: è il festival più lungo d’Europa! Non credo, infatti, che esista qualcosa di simile”.

In foto uno dei momenti del festival, in alto a sinistra Roberto Gualandri