I dati sull’esborso studentesco, quotidianamente riportati su giornali, social media e riviste online, sono di dominio pubblico, ma il dato che preoccupa di più è quello silenzioso, quello che non viene mostrato. Le storie di studenti che invece di contare le pagine dei loro manuali si trovano a dover fare i conti con pigioni, bollettini di pagamento, bollette e scontrini quotidiani.
I volti di questi giovanissimi sono diversi tra loro, ma la preoccupazione nei loro occhi è la stessa: ogni settembre, accanto alle speranze per il prossimo semestre, si aggiunge la preoccupazione di riuscire a sostenere ancora una volta costi sempre più elevati, tra canoni di locazione fuori controllo e spese quotidiane ormai difficili da affrontare.
Sono soprattutto le grandi città come Roma, Milano e Bologna protagoniste di questa emergenza che colpisce in modo diretto gli studenti fuorisede, dove il costo della vita tra canone di locazione e spesa alimentare raggiunge ormai una media mensile compresa tra 650 e 1.000 euro per la stanza e circa 250–350 euro per i generi alimentari, per un totale che può facilmente superare i 1.000 euro al mese nei centri urbani più cari, con picchi ulteriori nelle zone più centrali.
Eppure, tutto questo sembra essere assai lontano da quei principi ben definiti e scritti dai nostri Padri Costituenti: “La scuola è aperta a tutti” e “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” (art 34. Cost.) “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” (art. 3 Cost.)
Se sulLa Carta il quadro garantistico è adamantino, non altrettanto solida e chiara sembra essere la sua traduzione nella realtà. Un segnale di questa distanza ben emerge nel sistema delle borse di studio universitarie. Secondo i dati resi pubblici dal MUR, l’importo medio per gli assegni di studio rivolti agli studenti fuori sede si attesta intorno ai 7.000 euro.
Ma i numeri se non contestualizzati possono spesso apparire fuorvianti. Non è l’entità dell’importo a destare particolare preoccupazione, quanto piuttosto la frequente incapacità di garantire una piena copertura.
Il meccanismo di finanziamento, infatti, è di tipo misto: da un lato interviene lo Stato attraverso il Fondo integrativo statale, che negli ultimi anni ha registrato segnali di rafforzamento, dall’altro le Regioni, con risorse proprie che risultano però fortemente disomogenee. Ed è proprio questa asimmetria a rischiare di trasformare un diritto costituzionalmente e formalmente uniforme in una tutela sostanzialmente diseguale sul territorio nazionale.
Quando un diritto costituzionale dipende dal Codice di Avviamento Postale di uno studente, più che di diritto allo studio dovrebbe parlarsi di privilegio allo studio. E nel settantottesimo anno dall’entrata in vigore della nostra Costituzione, siamo ancora costretti a ricordare che i diritti non vengono affermati nelle norme ma nella capacità concreta di esercitarli.






