Pescara, sveglia! Tra culle vuote e fuga di giovani, così rischiamo di perdere la nostra identità.

Denatalità e fuga di cervelli incidono anche a livello locale

I dati dell’ultimo censimento ISTAT parlano chiaro e non permettono più di girarsi dall’altra parte: Pescara sta cambiando volto, e non nel modo in cui speravamo. Il calo demografico non è solo un numero su un grafico, ma il segnale di una città che sta perdendo energia. Al 1° gennaio 2025, i residenti sono scesi sotto la soglia dei 119 mila, con una perdita di circa mille abitanti in pochissimo tempo, ma il dato che preoccupa di più, non è solo quanti siamo, ma chi siamo: mentre i pescaresi diminuiscono e le culle restano vuote, l’unico indicatore in crescita è quello dei residenti stranieri, che ormai sfiorano le 7.000 unità.

Analizzando la situazione con realismo emerge un quadro difficile in cui il numero dei decessi è quasi il doppio di quello delle nascite, il che evidenzia come la nostra comunità stia invecchiando rapidamente senza più riuscire a rigenerarsi.

In questo vuoto l’aumento della componente straniera rischia di diventare non un’opportunità ma un fattore di squilibrio se non viene gestito con una visione chiara, proprio perché la contrazione della base dei pescaresi “storici” mette seriamente a rischio le nostre tradizioni, il nostro tessuto sociale e quell’identità che rende Pescara un posto unico.

Una città non è solo un insieme di strade e uffici, ma è fatta dalle persone che ne condividono la storia e i valori.

Gabriele D’Annunzio, che amava profondamente questa terra, immaginava Pescara come una ‘città velocissima’ capace di correre verso il futuro con coraggio e audacia perché desiderava una realtà viva e pronta a sfidare i tempi, mentre oggi sembra invece che la città stia tristemente rallentando, quasi rassegnata a trasformarsi in una grande casa di riposo affacciata sul mare. Per onorare lo spirito di D’Annunzio, non possiamo limitarci a registrare il declino; dobbiamo reagire con politiche che rimettano i giovani e le famiglie pescaresi al centro dell’agenda politica.

Il vero nodo della questione è che oggi un ragazzo di Pescara fa fatica anche solo a sognare a occhi aperti guardando il mare, perché sa che dopo la laurea la valigia sarà quasi certamente la sua compagna di viaggio. La scelta sembra ormai un percorso obbligato verso Milano, Roma o l’Europa, alla ricerca di opportunità che abbiano un nome e un cognome dignitosi. Per invertire questa rotta serve una strategia di lungo periodo che renda finalmente “conveniente” restare e mettere su famiglia proprio qui, tra le mura dove si è nati.

Una proposta concreta nasce proprio dalla sfida della Nuova Pescara, ovvero la fusione con Montesilvano e Spoltore che vedremo nel 2027. Questo passaggio non deve essere solo burocratico, ma deve diventare il motore di un vero “pacchetto famiglia” a livello locale. Immaginate una città che offre sconti reali sulle tasse comunali alle giovani coppie residenti, garantisce asili nido gratuiti e mette sul tavolo incentivi pesanti per l’acquisto della prima casa. L’obiettivo è semplice: una coppia di trentenni deve sentire che Pescara è il posto più sicuro e vantaggioso dove far crescere un figlio, e non un luogo da cui fuggire per colpa dei servizi mancanti o dei costi troppo alti.

Passando al fronte del lavoro, Pescara sta letteralmente sprecando un potenziale immenso. In un’epoca dove il digitale permette di lavorare da qualunque postazione, la nostra città ha tutte le carte in regola per diventare la capitale del lavoro agile sull’Adriatico. Si potrebbero trasformare le aree da recuperare, come la famosa ex area di risulta o le zone industriali meno utilizzate, in distretti tecnologici all’avanguardia. Offrendo uffici moderni, connessioni ultra-veloci e una tassazione di favore per le nuove imprese create dai giovani del posto, potremmo finalmente convincere i nostri talenti a disfare le valigie o, meglio ancora, a tornare a casa. L’obiettivo deve essere quello di attirare cervelli e idee, evitando di limitarsi a gestire flussi migratori che spesso non hanno un legame profondo con il nostro territorio.

L’integrazione, sia chiaro, è un processo che va governato con fermezza perché non possiamo permetterci di diventare un luogo di transito senza radici. Chi arriva deve rispettare le nostre regole e i nostri valori, ma la priorità assoluta deve rimanere quella di rimettere in moto il motore demografico dei pescaresi. Il 2027 sarà un bivio decisivo per tutti noi, poiché avremo una città con quasi duecentomila abitanti e avremo finalmente le risorse per fare grandi cose. Tuttavia, una città più grande non è necessariamente una città migliore se non ha un’anima forte e una popolazione giovane che la sostiene con il proprio lavoro e la propria vita.

In conclusione, la fotografia dell’ISTAT ci dice chiaramente che il tempo delle attese è finito. Pescara deve tornare a essere “velocissima” nei fatti, proprio come scriveva D’Annunzio, avendo il coraggio di investire sui propri figli, sull’innovazione e sulla difesa della propria identità. Solo così potremo evitare che questa splendida città sull’Adriatico si spenga lentamente, trasformandosi nel ricordo malinconico di ciò che sarebbe potuta essere. Il futuro appartiene a chi decide di restare e di costruire qui il proprio domani: è giunto il momento di dare loro i mezzi reali per riuscirci.